Venticinque

Becoming 3.0
“La verità era che non si voltava pagina. Forse era solo una nascita prolungata. E nascere significava separarsi, e separarsi era duro, e chi poteva separarsi fino in fondo? Da una parte per i tuoi genitori continui a nascere, anni e anni, e dall’altra parte sei tu che cominci a far nascere, anche se non hai finito di nascere, e così si è al centro di conflitti generati da una separazione dietro a sé e una separazionedavanti a sé”
Amos Oz, Conoscere una donna
Becoming 2.0

Era sei anni fa e qualcosa. E questo, adesso, è il tuo primo tema. E io continuo a stupirmi di questo tempo che passa e della magia delle cose che diventano
Becoming

In questi giorni a Colombo c’è la Biennale d’arte. E’ una occasione speciale per una città in genere sonnacchiosa e per un paese che ha bisogno di interrogarsi sulla sua identità.
Può l’arte essere veicolo di cambiamento?
Senz’altro è mezzo di riflessione, e in questa biennale sono molte le opere che spingono a pensare a cosa è riconciliazione, futuro condiviso, i demoni da esorcizzare in un percorso di crescita inclusiva e partecipata.
Con Calma

Questa avrei dovuto mandartela nel 2010. Non ricordo come si è creato questo filo di case e luoghi, So che sei un osservatore fine ed è un piacere condividere queste cose con te. Anzi, lo so. Se non mi sbaglio tutto è cominciato da cartoline appuntate sulla porta di casa.
Insomma, mi dispiace averlo interrotto questo filo, ma è una roba momentanea, mi dicevo, poi, con calma, uscito dal marasma degli spostamenti stampo questa foto, passo dalla posta e gliela spedisco. Poi, poi, poi…
Ecco, te la mando adesso, con un mezzo non così bello come la posta vera, ma mi prometto di rifarmi in futuro. Anzi te ne mando due, sai, a mo’ di gioco del “confronto” o “scopri la differenza” della settimana enigmistica.
La prima non è una tenda da campeggio, da cerimonia o un ritrovato esotico che piace a noi europei annoiati magari per il brunch domenicale. È la residenza estiva di una famiglia di pastori seminomadi, che si muovono tra l’alpeggio invernale e quello estivo. Il paesaggio, come vedi, è bellissimo e assoluto. La parte nera della tenda è fatta di strisce larghe una quarantina di centimetri cucite insieme a fare un telo. Le strisce sono tessute a mano su telai lunghissimi con un filato di peli di yak: resistentissimo, un po’ impermeabile e nero, che attira un po’ del timido calore di queste parti. Dentro si costruisce all’uopo una stufa di terra che si alimenta con la cacca di yak secca che brucia benissimo e non puzza. Sulla stufa immancabile, il bollitore annerito, pronto per un po’ di tè al burro. E’ una vita scarna, dura ed essenziale, vissuta al ciclo delle stagioni, in un equilibrio fragile ma che si auto sostiene.
E’ un tipo di vita che rischia di scomparire. Il governo infatti, con la scusa di ridicole politiche ambientali e per esempio, chiudendo piccole scuole in zone remote dove vanno i figli di queste famiglie, obbliga intere comunità a spostarsi, vendere il bestiame, re insediarsi in contesti come nella seconda foto, quella che vedi sotto.
Stravolgimenti che costringono queste famiglie a reinventarsi una vita, di punto in bianco, senza che ci siano alternative o presupposti per farlo. E’ un meccanismo sottile che mira ad annientare un popolo e la sua cultura.
Beh, la differenza tra le due foto salta agli occhi, e almeno a noi occidentali, l’aspetto della seconda ricorda molto i trascorsi bui di una Europa segregazionista.

Dulcis in fundo?
E chi lo sapeva che da splinder avessero intenzione di chiudere baracca e burattini? Sfratto esecutivo e pochi discorsi. Pare che vogliano aprire un negozio di telefonini o giù di lì…. Non fosse stato per animasalva
avrei perso un bel po’ di storia… E invece, grazie a una sua mail, inattesa questo pomeriggio quanto ricevuta con piacere mi son messo a far gli scatoloni in fretta e in furia. Ho trovato questo fondo qua e ho improvvisato un trasloco. Beh adesso è più il magazzino di questo blog in stand by da un bel po’. L’insegna fa schifo, quella vecchia era molto pù bella, l’interno va un po’ ammodernato. Beh, forse l’aria nuova e la piacevole chiacchierata con animasalva daranno una nuova spinta allo stanco pachiderma?
under_water_deep_inside
Consider the subtleness of the sea; how its most dreaded creatures glide under water, unapparent for the most part, and treacherously hidden beneath the loveliest tints of azure. Consider also the devilish brilliance and beauty of many of its remorseless tribes, as the dainty embellished shape of many species of sharks. Consider once more, the universal cannibalism of the sea; all whose creatures prey upon each other, carrying on eternal war since the world began.
Consider all this: and then turn to this green, gentle, and most docile earth; consider them both, the sea and the land; and do you not find a strange analogy to something in yourself? For as this appalling ocean surrounds the verdant land so in the soul of man there lies one insular Tahiti, full of peace and joy, but encompassed by all the horrors of the half known life. God keep thee! Push not off from that isle, thou canst never return!
Herman Melville, Moby Dick
Verde riso

Verde scrosciante ovunque, l’inverno in scala di grigi e’ finito in un battito di palpebra, e adesso, pura esplosione a doppia velocita’.
Mo(n)di vivendi
Lo sa signore? La mia morte è ragionevole. Non mi fraintenda, per favore: non sto affatto parlando di aspirazione a morire o qualcosa di analogo (non avrei nessuna difficoltà al proprosito: dispongo di una eccellente pistola che mi regalò un giorno un generale del Pentagono), bensì di un’aspirazione affatto diversa: quella di non esistere affatto. Annullare, retroattivamente la mia presenza. Fare come se non fossi mai nato. Passare sin dall’origine a un altro modus vivendi: eucalipto per esempio. O collina deserta di Galilea. O pietra di luna.
Amos Oz, la scatola nera